Giovedì 12 marzo al Grand Hotel si è tenuta quella che, secondo tanti, è la riunione più importante di tutto l’anno del Rotary Club Rimini.
Alla presenza dei figli, rag. Giovanni Maria e prof. Italo Giorgio, è stato infatti consegnato l’ambito e prestigioso Premio Rotary in memoria del Socio Fondatore avv. Livio Minguzzi.
Il premio è annuale e destinato a persona residente a Rimini per meriti culturali, scientifici, sportivi, sociali, scolastici. Ai premiati viene conferita l’onorificenza rotariana “Paul Harris Fellow”.
Quest’anno, per la prima volta, il Premio è stato consegnato ad un giovane.
Si tratta dello studente diciannovenne Giulio Masinelli che si è distinto per una media scolastica altissima al Liceo Scientifico Paritario “Georges Lemaître” di Rimini.
Oltre a ciò nel 2014 è stato insignito del titolo di “Alfiere del Lavoro” da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riservato ai 25 studenti italiani con il miglior curriculum scolastico.
Intervento di Giulio Masinelli al Rotary Club Rimini.
Vorrei inizialmente presentarmi, sono Giulio Masinelli, uno studente, sicuramente come tanti. Ma, con mio rammarico, forse come pochi, appassionato del sapere nel vero senso etimologico del termine, ovvero quello di “avere sapore”, di costituire il sale della vita.
Innanzitutto, desidero ringraziare per la nomina il Club, il Presidente Maurizio Grossi, il Vicepresidente Alessandro Andreini e il Presidente Incoming Piero Venturelli, dei quali ho avuto la piacevole opportunità di fare in anticipo la conoscenza. Sono veramente onorato di essere il primo studente ad aver ottenuto il premio “Livio Minguzzi”, per cui ringrazio sentitamente anche tutti i componenti della famiglia del socio fondatore.
In questa occasione vorrei parlare delle mie scelte universitarie e di cosa più affascina: il mondo dell’elettronica. Da questa passione segue l’iscrizione alla facoltà di Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni a Bologna. Difatti, credo che il progettista, e l’ingegnere in particolare, possa essere considerato alla stregua di un artista e, forse, anche di un moderno filosofo.
In effetti, risolvere un problema utilizzando gli strumenti a disposizione e rientrando in uno specifico budget si basa, in primis, sulla profonda conoscenza dei “componenti primitivi” grazie ai quali realizzare ogni genere di apparecchio. In fondo, il filosofo è colui che, partendo da pochi presupposti di base ritenuti assiomaticamente veri, cerca di costruire un sistema del sapere organico e coerente che permetta di supportare questa piuttosto che quell’altra teoria, evidenziare pregi e difetti di scuole di pensiero differenti, porre le basi per giudicare la moralità o meno di certe azioni e così via. Il tutto, però, deve partire dalla consapevolezza con la quale gli assiomi (che nell’ingegneria possono essere considerati l’analogo di quelli che prima abbiamo definito “componenti primitivi”) sono stati definiti avendo bene in mente cause ed effetti dei medesimi. Dalla comprensione del contesto culturale nel quale gli assiomi (e i componenti di base) sono nati, risulta poi evidente quali siano i propri ambiti applicativi, quali gli intenti del progettista e, addirittura, come intervenire per migliorarli alla luce
di nuove scoperte (sfruttando, soprattutto nell’ingegneria, le economie di scala). Abbiamo parlato, però, anche di ingegnere visto come artista, considerazione probabilmente ardita, ma che sento di poter adottare. L’artista è, in generale, colui che osserva la realtà da differenti punti di vista, magari focalizzandosi su aspetti dai più ritenuti secondari, riuscendo, così, a realizzare opere originali che accrescono lo stesso spettatore grazie all’ampliamento di vedute che comporta l’intendimento di questi nuovi modi di vedere le cose. In effetti, alcuni problemi, se osservati sotto i medesimi rispetti con i quali la tradizione ci ha abituati, sono di difficile, per non dire impossibile, risoluzione. Una completa rivoluzione del modo di osservare può portare, invece, all’individuazione di nuove soluzioni, magari sfruttando un procedimento di tipo euristico al posto dell’usuale algoritmico, ovvero procedente per passi prestabiliti. Questo è l’arricchimento che comporta lo studio e l’analisi della letteratura (anche tecnica) straniera: sapere come diverse scuole di pensiero considerano e cercano di risolvere lo stesso problema è fonte di valorizzazione per ambe le parti.
Ancora non so cosa vorrei fare “da grande”, ma, come detto, ho una preferenza di settore. Da sempre ho una predilezione per le materie scientifiche e, soprattutto, del metodo che vi sta alla base. Ma al liceo ho imparato ad apprezzare, possiamo dire anche ad amare, la letteratura, a partire da quella filosofica a quella umanistica, con Dante Alighieri protagonista. In particolare, di quest’ultimo mi ha colpito il desiderio di conoscere e il suo invito a guardare sempre oltre. Non a caso, la definizione di intellettuale, che meglio di ogni altra si applica al citato autore, deriva dal latino “intus legere”, ovvero “leggere dentro” cercando di non fermarsi alle apparenze. Ritornando alla materia che ho scelto, ne preferisco gli aspetti applicativi e, in prospettiva per il mio futuro, volevo indirizzarmi verso facoltà che non siano rivolte solamente verso attività di pura ricerca. Molti mi domandano se sono o meno intenzionato a trasferirmi all’estero per motivi di studio o di lavoro. Ora, questa non è sicuramente una mia priorità, ma nemmeno una scelta temuta. Costituisce, sicuramente, un’occasione per crescere e migliorarsi. Indubbiamente, la mia generazione deve (o dovrà) affrontare uno scenario lavorativo tra i meno promettenti, ma non per questo ritengo sia il caso di precluderci da soli le possibilità partendo con un atteggiamento non propositivo. In fondo, credo che esista un sentimento di fiduciosa aspettazione nella realizzazione di quanto si desidera, la speranza. Non importa quanto la situazione sia degenerata o quanto persi ci si senta, bisogna comunque continuare a tenersi aggrappati a questa sentimento. Ci saranno giorni in cui questo sembrerà la cosa più ragionevole e scontata da farsi, ma anche tanti altri in cui sembrerà perduta. E’, forse, questa speranza che al giorno d’oggi incomincia a venire a meno, non solo nei giovani ma anche, e soprattutto, nei loro stessi genitori. E come è possibile condividere e trasmettere un simile messaggio se le generazioni “passate” sono le prime ad aver abbandonato la speranza ed averla sostituita con un qualche surrogato o addirittura averla “semplicemente” abolita? Dobbiamo sempre ricordare che l’Italia, malgrado la situazione in cui versa, non ha probabilmente nulla da invidiare in àmbito culturale a paesi anche dalla ben più prospera economia. Si parla spesso
di crisi e, a questo proposito, volevo concludere con una citazione di Albert Einstein riguardante la crisi non solo economica, ma anche dell’uomo in generale: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere ‘superato’.”
Parlare della crisi significa certamente aumentarne la portata, ma non parlarne è sinonimo di adeguamento alla situazione, di rassegnazione ad un contesto che si ritiene oramai immutabile. “Chi si accontenta gode” racconta un comune detto, ma sono profondamente convinto che andrebbe “ri-arrangiato” in un, sebben più spiazzante, “Chi si accontenta muore!”. Perché è “dalla notte più oscura che nasce il giorno” e non viceversa.
Giulio Masinelli
Leggi qui il : Curriculum vitae Giulio Masinelli
Albo d’Oro del Premio “Livio Minguzzi”:
1985 Domenico Giovannelli (scienze giuridiche)
1986 Elio Morri (arte)
1987 Maurizio Cumo (scienze nucleari)
1988 Augusto Campana (cultura)
1989 Suor Vincenza (impegno nel sociale)
1990 Margherita Zoebeli (scienze pedagogiche)
1991 Lanfranco Aureli (economia e industria)
1992 Pier Giorgio Pasini (cultura)
1993 Stefano Carlini (industria navale)
1994 Antonio Paolucci (cultura)
1995 Stefano Zamagni (scienze economiche)
1996 Claudio Maria Celli (diplomazia)
1997 Carlo Alberto Rossi (musica)
1998 Marilena Pesaresi (impegno nel sociale)
1999 Franca Arduini (cultura)
2000 Sergio Zavoli (giornalismo e cultura)
2001 Renato Ricciardelli delle Caminate – Ren Gruau (arte)
2002 Antonietta Capelli Muccioli (imp. sociale)
2003 Alberta Ferretti (moda)
2004 Italo Cucci (giornalismo)”
2005 Vittorio Tadei
2006 Don Oreste Benzi
2007 Emilia Guarnieri
2008 Maurizio Focchi
2009 Piermaria Luigi Rossi – vulcanologo
2010 Nicolamaria Sanese
2011 Mauro Moretti A.D.Ferrovie dello Stato spa
2012 Giorgio Cantelli Forti
2013 Antonello Bonci
2014 Guido Zangheri
LIVIO MINGUZZI
Livio Minguzzi, avvocato, fu promotore e fondatore del Rotary Club di Rimini, del quale tenne la carica di segretario dal 1953 al 1959 e di presidente dal 1959 al 1961 e dal 1971 al 1972. Nell’anno rotariano 1964-1965 ricoprirà il ruolo di Governatore del Distretto. Profondo assertore e interprete dello spirito di amicizia rotariana ha svolto importanti incarichi nel settore delle iniziative in favore dei giovani e della Rotary Foundation. E ricordato come simbolo e modello del “servire” rotariano.