Capitanati da un’ energica Lilly Pasini 40 soci e amici del Rotary Club Rimini e dell’Inner Wheel Rimini e Riviera hanno potuto apprezzare da vicino l’importante evento che annualmente si ripete nella nostra città.

Dopo una breve ma intensa introduzione di Paolo Pasini, l’occasione della visita a noi riservata ci ha consentito di incontrare nuovamente il Direttore del Meeting, dott. Francesco Perazzini e di assistere all’interessantissima mostra dedicata ad Agostino di Ippona, nonchè di partecipare alla suggestiva esposizione dell’ “Ecce Homo” di Antonello da Messina.

La mostra dedicata a S. Agostino “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova“, visitata qualche giorno fa da Papa Leone XIV, ha offerto un’esperienza di immedesimazione con il percorso esistenziale di Agostino, un percorso segnato da un’incessante ricerca della Verità, della verità di sé e della storia. Un cammino attraversato da domande, da cadute, da lotte interiori, così come da incontri, da amicizie, da dibattiti e dialoghi, da lui così intensamente vissuti fino a sfociare in una commovente conversione e in una indomabile testimonianza quale Vescovo di Ippona. È l’intenso percorso di un’umanità ardente e senza censure, che ce lo fa sentire così vicino e contemporaneo. Agostino siamo noi, giovani e meno giovani, e la sua attualità è l’occasione per guardare alla propria vita, agli accadimenti della storia da una nuova prospettiva, originale e originaria, per vivere la certezza della speranza.

L’Ecce Homo di Antonello da Messina, recentemente acquisito dallo Stato italiano, è una tavola di piccolo formato – circa 20 × 15 cm – che racchiude una straordinaria potenza espressiva, capace di attraversare i secoli e di parlare ancora oggi con sorprendente immediatezza. Dipinta su entrambi i lati, conserva due immagini profondamente legate tra loro: da una parte Cristo, raffigurato a mezzo busto, con il volto segnato dalla Passione e lo sguardo rivolto direttamente all’osservatore, in un dialogo silenzioso che annulla ogni distanza; dall’altra un San Girolamo penitente, immerso in un paesaggio roccioso e austero, luogo di solitudine e meditazione. L’opera era destinata alla devozione privata, come immagine da custodire, da portare con sé, da contemplare nel silenzio. Databile tra il 1460 e il 1465, appartiene a una fase decisiva del percorso artistico di Antonello, quando la conoscenza della pittura fiamminga si fonde con la tradizione italiana, dando origine a un linguaggio nuovo per intensità luminosa, naturalezza e profondità psicologica. È la prima versione nota dell’Ecce Homo, un tema destinato a ritornare più volte nella produzione del pittore, fino a raggiungere una delle più alte espressioni della rappresentazione dell’umanità di Cristo nel Rinascimento. Dopo una lunga permanenza in collezioni private, questa rarissima tavola è oggi restituita alla fruizione pubblica grazie all’acquisizione da parte del Ministero della Cultura. La mostra racconta il contesto in cui nacque, la fortuna del soggetto e la vicenda che l’ha riportata in Italia, offrendo al pubblico un’occasione preziosa: ammirare un capolavoro che per lungo tempo è stato sottratto allo sguardo di tutti. Un invito a rallentare, a osservare con attenzione e a lasciarsi interrogare dalla forza silenziosa di un volto che, a oltre cinque secoli di distanza, conserva intatta la sua capacità di coinvolgere chi lo incontra.

La visita si è conclusa con il bel pranzo conviviale servito da volontari del Meeting provenienti da ogni parte del mondo.
