Giovedì 01 Giugno 2017 – Le Verdure di Romagna: alimentazione e salute con Massimiliano Ceccarini di Sipo Italia.

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Massimiliano Ceccarini, quarantenne, guida di Sipo Italia, azienda orticola con sede in Bellaria Igea Marina, rappresentante di una categoria di giovani imprenditori emergenti del nostro territorio, è ospite e relatore alla serata conviviale del nostro club presso la sede del Grand Hotel di Rimini. Una serata caratterizzata anche dall’ incursione fuori programma di Paolo Cevoli, altrimenti noto come Assessore Palmiro Cangini, che al termine della relazione ha dispensato buonumore presso i presenti con le migliori argomentazioni tratte anch’esse dalla tradizione della romagnola territorialità. Si parla di alimentazione, salute, territorio ed imprenditoria. L’azienda opera nel settore agroalimentare dalla fine degli anni ’50. Massimiliano, assieme alla sorella Simona rappresenta la terza generazione per questa realtà nata come impresa famigliare, che da alcuni anni, grazie alle intuizioni degli attuali titolari, ha operato con grande successo una importante svolta in senso manageriale che ha reso l’azienda più moderna ed adeguata alle complessità del mercato orticolo attuale. L’azienda, oltre che all’ ambito nazionale, si rivolge da alcuni anni con risultati molto interessanti ai paesi del nord Europa e dell’area Baltica, zone ad alto potere di acquisto caratterizzate da climi freddi dove è difficile produrre ortaggi. Dal 2016 Massimiliano ha lanciato il brand “Verdure di Romagna” all’ insegna della buona cucina grazie all’ utilizzo delle verdure prodotte in zona. Il progetto è teso a far conoscere ed apprezzare ai consumatori le qualità delle verdure prodotte localmente. Il “paniere” delle Verdure di Romagna comprende referenze che erano state oramai abbandonate portando alla ribalta prodotti oramai dimenticati anche dalle nostre parti come ad esempio le candele di ghiaccio, il cardo gigante di Romagna, le carote viole, la cipolla ramata ecc. Sapori semplici e tradizionali nello stesso tempo, presenti fino a qualche decennio fa in tutti gli orti romagnoli, successivamente abbandonati con l’avvento della produzione di massa.