Giovedì 10 Gennaio 2019 – Paolo Pasini: “Le Piramidi di Giza. Misteri e certezze”

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Superba conferenza di Paolo Pasini, Past Governor, Socio del nostro club ed appassionato egittologo ed assirologo.
Una passione coltivata fin da ragazzo, che lo portò a mettersi in contatto con il famoso professor Sergio Donadoni, il più grande egittologo italiano, il quale con le sue scoperte straordinarie alimentò ancora di più la curiosità verso questa civiltà tanto affascinante quanto misteriosa. Un percorso di conoscenza, quello di Pasini, accompagnato da frequenti viaggi e spedizioni per approfondire lo studio dello sviluppo della civiltà egizia dal 3100 avanti Cristo attraverso i “segni” che ancora oggi caratterizzano il paese considerato dono del Nilo: le piramidi.
Le piramidi sono molto più che monumenti funebri. Costruite per accompagnare in cielo i Re defunti, le piramidi, con tutto il patrimonio d’arte e gli oggetti di artigianato raffinatissimo rinvenuti al proprio interno, svelano l’antico popolo la cui evoluzione fu talmente straordinaria da farlo collocare unanimemente all’origine della civiltà.
Pasini sceglie un approccio molto originale. Fa parlare direttamente i Egizi. Non cosa diciamo noi oggi delle piramidi, ma cosa pensavano loro stessi di queste straordinarie costruzioni. E’un volo attraverso 5000 anni di storia. E’ bene scrollarci di dosso quanto le guide ci raccontano in occasione dei nostri viaggi in Egitto. Il nostro sistema di pensiero, linguistico e di relazione interpersonale è infatti completamente diverso da quello del 2500 avanti Cristo. Cerchiamo solo di avvicinarci a capire cosa accadde ma nessuno lo sa esattamente. Lo studio della lingua degli antichi Egizi svela tantissimi elementi sul sistema di pensiero di questo popolo straordinario. Chi impara una lingua si trova sempre ad affrontare alcune frasi canoniche. Il “rosa rosae ..” del latino, il “The book is on the table” dell’inglese. Chi studia l’egizio comincia sempre con la frase “il re condusse l’esercito verso la Nubia”. Asserto che la dice lunga sull’approccio mentale degli antichi Egizi, che strutturavano le frasi anteponendovi i soggetti in ordine di importanza, trasformando i complementi oggetti in soggetti e sostituendoli in seconda battuta con i pronomi. La frase diventa così “Il Re, l’esercito, la Nubia, condusse egli esso verso di lei”. Per noi è una assurdità totale per loro la “gloria”. L’ordine era fondamentale. L’universo tende al caos. Senza il volere del Re non accadeva nulla. La piramide nel 2500 a.C. era il segno tangibile di questa concezione. Sono state scoperte tombe del 3000 avanti Cristo. 4900 anni fa! Vi sono le prime tracce di scrittura. Pensiamo che l’Europa all’epoca era niente.
Dalle tombe scopriamo che che l’intera corte seguiva volontariamente al cielo il Re nel proprio viaggio della morte. Volontariamente ma non in modo naturale. Nella tomba c’era tutto quello che doveva servire al defunto. Le più antiche sepolture rinvenute testimoniano che il corpo veniva disposto in modo fetale. Nella sabbia del deserto tutto si conservava, al contrario di quanto accade nel nostro terreno tutto si disfaceva.
La piramide a gradoni del re Djoser, del 2630 a.C., è alta 61 metri. E’ il più antico esempio di strutture in pietra. Per la prima volta non viene realizzata una piramide in mattoni crudi o legno. I gradini servivano al re per ascendere al cielo. 5000 anni fa la polare non indicava il nord. Ma c’erano le stelle fisse ed una grande abilità matematica degli antichi egizi ad utilizzare il cielo per individuare la direzione ed eseguire le misurazioni delle distanze terrestri. Snefru, Cheope, Chefren, costruirono le più importanti e grandiose piramidi dell’antichità. Si stima che la piramide dei Cheope sia composta da 2.500.000 blocchi di roccia e fu realizzata in un periodo di tempo di circa 20 anni. Alcune piramidi crollarono anche dopo pochi anni, come la prima realizzata da Snefru. La seconda ha angolazione variabile che attesta un’ “aggiustamento” disposto dal progettista nel corso della sua realizzazione per garantirne maggiore stabilità a discapito dell’altezza. La piramide di Chefren ha mantenuto parte del rivestimento sulla parte sommitale. Con un terremoto la maggior parte del rivestimento è crollato e poi la gente ha completato l’opera distruttiva asportando il materiale crollato per costruire Il Cairo.
Il rivestimento dei massi esterni era molto compatto e non passava “nemmeno una lama” tra due blocchi. Ma all’interno erano meno precisi. C’erano spazi fra i massi. Per resistere al tempo era importante l’esterno, la compattezza e non l’interno. Le piramidi sorgono vicino alle cave di calcare fine (quasi marmo) da cui veniva estratto il materiale per il rivestimento delle stesse. Nelle stesse cave degli Egizi gli Inglesi, nella II guerra mondiale costruirono dei depositi di esplosivi. Vicino al cantiere delle piramidi sorgeva la città delle maestranze. Tutto intorno c’erano le cave con molta acqua per tenere tutto bagnato e c’erano dighe per mantenere il livello dell’acqua del Nilo alla quota ottimale. Alte anche 150 metri, con la cuspide originariamente rivestita di oro che si accendeva all’alba, prima che la terra venisse illuminata dal sole. Successiva alla realizzazione di tali magnificenze è l’involuzione delle stesse piramidi. Vengono infatti successivamente realizzate con pietrisco interno e rivestimento pregiato esterno. Di esse resta poco. Solo cumuli di pietra informi.
Il Canto dell’Arpista, composizione egiziana, pervenutaci in due versioni, che considera la realtà della morte con melanconico scetticismo. Il tema accenna alla transitorietà della vita, invita a goderne i piaceri e si contrappone alla fede tradizionale con spirito critico e satirico. La composizione, oltre che su una parete di una tomba, è ripetuta anche in una raccolta di liriche d’amore (papiro Harris 500) che ne chiarisce il contenuto conviviale. Stile e riferimenti interni permettono di connettere il “lamento” al periodo torbido che seguì la caduta dell’Antico Regno. “Gli dei che si sono manifestati in altri tempi riposano nelle loro piramidi”. “I nobili spiriti ugualmente sono sepolti nelle loro piramidi”. Il segreto custodito delle piramidi era l’immortalità, e per gli antichi Egizi non si trattava di argomenti magici, bensì rigorosamente scientifici.

L’uomo ha paura del Tempo, ma il Tempo ha paura delle Piramidi…